verrà presentato il “la scuola che vogliamo“.
Le dichiarazioni che provengono dalla Commissione V (cultura, formazione e lavoro) e dal Vice Presidente Costa della Regione Liguria, sembrano prefigurare un tentativo di opporsi alla produzione legislativa centrale con provvedimenti volti a sostituirsi nella dotazione di risorse, e comunque non chiaramente in opposizione all’applicazione immediata della normativa nazionale.
Procedere alla riorganizzazione delle istituzioni scolastiche, prevedendo eventuali deroghe alla normativa nazionale solo per alcuni bacini elettorali quali i comuni montani, privando comunque i cittadini, il mondo della scuola (genitori, insegnanti, studenti), il mondo del lavoro (precari, insegnanti, amministrativi, collaboratori scolastici… sindacati…), il mondo delle associazioni (handicap, intercultura, cultura), il mondo dei tecnici (pedagogisti, scienziati della formazione e del sociale…) di una fase interlocutoria e propositiva, ricorda gli interventi frettolosi, motivati da esigenze di bilancio, dell’attuale Governo Italiano.
La logica che guiderebbe questo processo sarebbe quella di sostituire gli insegnanti che la Riforma Gelmini e la Finanziaria di Tremonti sottraggono dal sistema scolastico, con non meglio identificate figure professionali di natura socio-educativa a completamento delle 24 ore settimanali che il Ministro prevede per i nostri bambini.
Pur apprezzando l’intenzione di sostenere i bambini con integrazioni di orario che permettano un percorso più completo delle “misere” 24 ore ministeriali, e facilitare così anche quelle famiglie che ricorrono al tempo pieno per motivi legati all’organizzazione lavorativa/familiare, va segnalato che tempo pieno e moduli sono caratterizzati dalla possibilità di momenti di compresenza degli insegnati in classe, dalla struttura progettuale del lavoro in equipe, dalle esperienze didattiche dei laboratori tecnici (artistici e tecnologici) e pedagogici (educazione alla diversità, educazione alla responsabilità civica…), dalle esperienze didattiche volte alla conoscenza del mondo esterno e alla sperimentazione diretta (viaggi didattici, uscite sul territorio, riscoperta degli ambienti abituali di vita, educazione all’arte e alla scienza…)
Quanto sinteticamente descritto non si può salvaguardare privando la scuola di una organizzazione omogenea delle professioni; pensiamo infatti che solo gli insegnanti abbiano la piena titolarità per rispondere alle istanze dei genitori, degli studenti, della società e del territorio, attraverso l’ autorevolezza che deriva dall’essere un soggetto identificabile (in quanto dipendente dell’istituzione scolastica), e responsabile del proprio operato (per etica professionale e per mandato istituzionale).
La scuola che vogliamo è quella dove gli insegnanti svolgono la loro attività sull’intero nastro orario sia al mattino che al pomeriggio (con presenza di 40 ore in caso di tempo pieno o part time per l’organizzazione in “moduli”), dove tutte le ore sono curriculari e non “eventuali”, dove, soprattutto, non esistono bambini di serie A e bimbi di serie B né, tanto meno, insegnanti di serie A e insegnanti di serie B.
Se la scuola non avrà i tempi necessari per i programmi strutturati negli ultimi venti anni, quali spazi e tempi avranno, in modo particolare i programmi di inclusione dei bambini diversamente abili e dei bambini provenienti dalle culture del mondo?
Opteremo per altri modelli, facendo ricadere queste “spese” sulle risorse del sociale e della sanità, già ridotte e “tagliate”, rivolgendoci al privato sociale o ad altre forme di precariato/sfruttamento lavorativo, perdendo anni di esperienza e professionalità?
Attendiamo, ma non troppo, che i nostri rappresentanti regionali si esprimano e si confrontino, prima applicare le normative nazionali; la logica del “bilancio in pareggio” dovrà far compiere scelte di ridimensionamento di altri capitoli di spesa.
Coordinamento SOS Scuola LiguriaNovembre 2008
Procedere alla riorganizzazione delle istituzioni scolastiche, prevedendo eventuali deroghe alla normativa nazionale solo per alcuni bacini elettorali quali i comuni montani, privando comunque i cittadini, il mondo della scuola (genitori, insegnanti, studenti), il mondo del lavoro (precari, insegnanti, amministrativi, collaboratori scolastici… sindacati…), il mondo delle associazioni (handicap, intercultura, cultura), il mondo dei tecnici (pedagogisti, scienziati della formazione e del sociale…) di una fase interlocutoria e propositiva, ricorda gli interventi frettolosi, motivati da esigenze di bilancio, dell’attuale Governo Italiano.
La logica che guiderebbe questo processo sarebbe quella di sostituire gli insegnanti che la Riforma Gelmini e la Finanziaria di Tremonti sottraggono dal sistema scolastico, con non meglio identificate figure professionali di natura socio-educativa a completamento delle 24 ore settimanali che il Ministro prevede per i nostri bambini.
Pur apprezzando l’intenzione di sostenere i bambini con integrazioni di orario che permettano un percorso più completo delle “misere” 24 ore ministeriali, e facilitare così anche quelle famiglie che ricorrono al tempo pieno per motivi legati all’organizzazione lavorativa/familiare, va segnalato che tempo pieno e moduli sono caratterizzati dalla possibilità di momenti di compresenza degli insegnati in classe, dalla struttura progettuale del lavoro in equipe, dalle esperienze didattiche dei laboratori tecnici (artistici e tecnologici) e pedagogici (educazione alla diversità, educazione alla responsabilità civica…), dalle esperienze didattiche volte alla conoscenza del mondo esterno e alla sperimentazione diretta (viaggi didattici, uscite sul territorio, riscoperta degli ambienti abituali di vita, educazione all’arte e alla scienza…)
Quanto sinteticamente descritto non si può salvaguardare privando la scuola di una organizzazione omogenea delle professioni; pensiamo infatti che solo gli insegnanti abbiano la piena titolarità per rispondere alle istanze dei genitori, degli studenti, della società e del territorio, attraverso l’ autorevolezza che deriva dall’essere un soggetto identificabile (in quanto dipendente dell’istituzione scolastica), e responsabile del proprio operato (per etica professionale e per mandato istituzionale).
La scuola che vogliamo è quella dove gli insegnanti svolgono la loro attività sull’intero nastro orario sia al mattino che al pomeriggio (con presenza di 40 ore in caso di tempo pieno o part time per l’organizzazione in “moduli”), dove tutte le ore sono curriculari e non “eventuali”, dove, soprattutto, non esistono bambini di serie A e bimbi di serie B né, tanto meno, insegnanti di serie A e insegnanti di serie B.
Se la scuola non avrà i tempi necessari per i programmi strutturati negli ultimi venti anni, quali spazi e tempi avranno, in modo particolare i programmi di inclusione dei bambini diversamente abili e dei bambini provenienti dalle culture del mondo?
Opteremo per altri modelli, facendo ricadere queste “spese” sulle risorse del sociale e della sanità, già ridotte e “tagliate”, rivolgendoci al privato sociale o ad altre forme di precariato/sfruttamento lavorativo, perdendo anni di esperienza e professionalità?
Attendiamo, ma non troppo, che i nostri rappresentanti regionali si esprimano e si confrontino, prima applicare le normative nazionali; la logica del “bilancio in pareggio” dovrà far compiere scelte di ridimensionamento di altri capitoli di spesa.
Coordinamento SOS Scuola LiguriaNovembre 2008

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